Cosa facciamo e come lo facciamo - Sibec
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Cosa facciamo e come lo facciamo

Cosa facciamo e come lo facciamo

SIBEC è la prima Scuola nazionale per la formazione alla gestione condivisa dei beni comuni

SIBEC è promossa da Euricse, Labsus e Università di Trento. L’offerta formativa della Scuola si compone di più percorsi, di diversa durata e argomento. Cifra comune è l’abbinamento dell’apprendimento teorico con strumenti e metodi operativi.

Come opera?

L’intervento di studiosi ed esperti è affiancato da laboratori, esercitazioni, lavori di gruppo e visite studio sul campo. L’attività formativa alterna inoltre moduli di due o più giornate in presenza, a periodi di formazione a distanza (soprattutto per occasioni di approfondimento e aggiornamento continuo).

Un elemento metodologico costante è la valorizzazione del ruolo attivo dei partecipanti, sia creando occasioni di confronto per apprendere dalle differenze (per esempio: funzionari con cittadini; eletti con funzionari; imprenditori con dirigenti del Terzo Settore; esperienze nord-sud ecc.), sia promuovendo la realizzazione di project work in cui applicare alla propria esperienza di beni comuni quanto appreso in aula.
Il metodo proposto è dunque di tipo riflessivo: siamo infatti convinti che le soluzioni innovative emergano dal confronto delle esperienze, dalle lezioni degli esperti e, soprattutto, dal poter sperimentare attivamente le proprie capacità. La SIBEC vuole essere un luogo di apprendimento e al tempo stesso di sperimentazione.

A chi si rivolge?

I destinatari dell’attività formativa di SIBEC sono professionisti, imprenditori (for profit e nonprofit), appartenenti ad associazioni e organizzazioni del Terzo Settore, amministratori locali (sia eletti sia funzionari).

La Scuola si propone di formare due tipologie di professionisti:

FUNZIONARI
Funzionari degli enti locali, capaci di interagire positivamente con i cittadini attivi nell’ambito del modello dell’amministrazione condivisa, al fine di favorire la cura condivisa dei beni comuni materiali e immateriali presenti
sul territorio.

PROFESSIONISTI
Professionisti, capaci di gestire in modo economicamente sostenibile i beni comuni, creando opportunità di sviluppo e benessere a favore di tutta la comunità di riferimento.

Perchè una scuola dei beni comuni?

La recente crisi economica e il calo delle risorse pubbliche hanno generato un crescente numero di aree, spazi pubblici ed edifici in stato di abbandono o sottoutilizzo. Questi beni attualmente rischiano di produrre costi per la collettività e situazioni di degrado.

Ma se la comunità locale si assume la responsabilità del loro recupero e poi della loro gestione, essi diventano “beni comuni”, di cui tutta la comunità può tornare a godere. Non stupisce quindi che il tema dei beni comuni sia sempre più sentito. Migliaia di persone, in tutta Italia, si prendono regolarmente cura dei beni comuni presenti sul proprio territorio: piazze, strade, scuole, giardini e beni culturali… Sono i cittadini attivi, a cui si rivolge il lavoro di Labsus e per i quali è stato pensato e promosso il “Regolamento sulla collaborazione tra cittadini e amministrazioni comunali per la cura e la rigenerazione dei beni comuni urbani”, uno strumento già adottato in tanti comuni italiani.

Ma affinché questi beni “rigenerati” possano continuare a vivere è necessario un progetto per una gestione economicamente sostenibile e rispettosa delle caratteristiche di questi “beni di comunità”, ossia in grado di produrre sviluppo economico e concrete opportunità di lavoro. Euricse si occupa da anni di questi temi dal punto di vista delle forme organizzative e imprenditoriali più adatte alla gestione dei beni comuni, come dimostra ad esempio il filone di ricerca avviato dall’Istituto sulle imprese di comunità. La partnership tra Euricse, Labsus e l’Università di Trento consente di mettere a frutto le ricerche, le conoscenze e le reti di relazioni necessarie per la creazione di una Scuola in cui formare professionisti competenti nella gestione condivisa dei beni comuni, coinvolgendo la comunità locale, valorizzandone le potenzialità ed evitando ogni tipo di speculazione.

Project work che decollano…

Le idee, i progetti, le relazioni nate con la SIBEC costituiscono tanti tasselli di un composito mosaico di esperienze: pratiche diverse ma unite, che comunicando e restando “legate” da uno stesso filo provano a fare la differenza. Dietro un project work può esserci una semplice idea di beni comuni: da condividere, validare e sviluppare con l’appoggio dei docenti e degli altri corsisti SIBEC, in cui poter trovare nuovi alleati. Oppure può essere una pratica già esistente, ma che si intende sviluppare ulteriormente, rendere sostenibile, o promuovere maggiormente: ciò che conta non è la genesi, quanto gli obiettivi e l’impatto che si intendono raggiungere.

Durante i percorsi più lunghi di SIBEC i partecipanti lavorano, seguiti dal tutor, allo sviluppo di una propria idea progettuale. Il project work è una delle occasioni, offerte dal percorso SIBEC, per mettere in pratica “step by step” le abilità operative teoriche acquisite in aula su una realtà concreta.
#Seveso: Villa Dho casa aperta  (Progetto presentato da Gemma Beretta, corsista 2016)
La Villa fa parte di un complesso storico che comprende un ampio Parco, con sentieri percorribili a piedi e un pratone non calpestabile da cui si gode una bellissima vista sulla Villa e sul paesaggio alpino retrostante. Del complesso della Villa fanno parte: un portico rustico già trasformato in Centro Ricreativo negli anni Novanta e oggi denominato “La Petitosa”, un villino sede del Gruppo Alpini di Seveso, un frutteto e un orto sociale, le stalle e la Casa del Custode che sono oggi in completo abbandono.
I servizi offerti a Villa Dho comprendono: una Comunità familiare Casa Aperta garantita da NATUR&-Onlus, dove vivono ragazze adolescenti e neo maggiorenni in affidamento da parte dei servizi sociali. Un servizio di Counseling per genitori, uno di Ospitalità Diurna ed uno di Ospitalità residenziale leggera per giovani donne in difficoltà abitativa (in preparazione). Nel 2017 sono stati organizzati anche un laboratorio teatrale a cura di Musicamorfosi ed uno di fotografia a cura di Sociosfera.
Tra il 2016 ed il 2041 verranno ristrutturate la Villa, l’annessa Casa del Custode e saranno realizzate iniziative culturali e ambientali (laboratori teatrali, fotografici, visite guidate, percorsi di alternanza scuola lavoro, tirocini formativi, eventi culturali e concerti nella Villa e nel Parco) facendo coesistere le attività sociali già presenti con attività aperte a tutta la cittadinanza.

 

 

…e luoghi in divenire

I luoghi SIBEC non sono mai casuali: la location non è mai solo una location e i casi studio sono scelti per dare ai partecipanti un’opportunità di studio a 360 gradi di esperienze di gestione condivisa dei beni comuni.

Di seguito riportiamo alcuni casi visitati nelle varie edizioni del laboratorio itinerante Sibec!

Un’iniziativa che si è proposta come caso studio è Casa Ozanam Ortoalto Giardino Condiviso a Torino, un progetto per favorire un percorso di conoscenza dell’orto da parte degli abitanti del quartiere e della cittadinanza. Rappresenta l’inizio di un processo valido ed inclusivo per la rigenerazione urbanistica e sociale dello stabilimento, in precedenza fonderia, in grado di coinvolgere numerosi soggetti operanti nel sociale, come ad esempio un’associazione di agronomi per la cura di giardino e apiario, una cooperativa sociale di giardinieri o il ristorante che utilizza i prodotti dell’orto nel proprio menù. Offre anche laboratori gratuiti per adulti e piccini con lo scopo di scoprire l’orticoltura, l’apicoltura, il riciclo creativo e la cucina con i prodotti dell’orto. È un modello di iniziativa collaborativa, volto a creare cambiamento nella generazione delle risorse urbane, in una prospettiva di innovazione sociale.

Durante l’ultima edizione SIBEC abbiamo visitato anche il Forte Marghera , una struttura che da fortezza militare si sta’ trasformando in polo culturale! Si tratta di un’area semi-abbandonata di 48 ettari dalle illimitate possibilità di riutilizzo, attraverso programmi che vanno dal progetto di apertura di una succursale per l’Università Ca’ Foscari, emblema portante del patrimonio umano del sapere, ad un’idea più concreta e fruibile per chiunque quale l’orto botanico, ad un incubatore per startup culturali innovative.

Ex Fadda, a San Vito dei Normanni (BR) è un Laboratorio Urbano insediato in un vecchio complesso enologico promosso da Bollenti Spiriti, il programma della Regione Puglia per le politiche giovanili conosciuto in tutta Italia come modello di innovazione sociale e culturale. Oggi ospita una trentina di organizzazioni, che si occupano delle più disparate attività culturali.

La Nobile Contrada dell’Aquila e la Contrada Sovrana dell’Istrice, luoghi che realizzano forme di amministrazione condivisa del patrimonio artistico – culturale, nonché storico, della città di Siena. Nella Nobile Contrada dell’Aquila si è potuto visitare un giardino comunale che è stato curato dall’organizzazione in termini di pulizia, ristrutturazione e manutenzione. Nella Contrada Sovrana dell’Istrice si trova l’ex Mercato Rionale dove oggi ospita attività ricreativo-culturali.

Cascina Cuccagna a Milano, è una struttura, un luogo di incontro e di aggregazione, un laboratorio attivo di cultura, un punto di riferimento per la ricerca comune di benessere sociale e di qualità della vita.  La struttura offre molti servizi differenziati: ostello, ristornate e bar, ciclofficina, sportelli di diverso tipo, una falegnameria, una fioreria, un mercato agricolo, escursioni nella natura e diversi tipi di corsi che vanno dalla cucina al tango.

Il Cinema Elio, un polo artistico – culturale, un luogo di crescita, di formazione e di intrattenimento gestito dalla cooperativa Kama. Ricopre una funzione di stimolo per realtà produttive locali, ma anche di innesco e sviluppo di capacità professionali, oltre che diffondere progetti ed iniziative culturali a beneficio della collettività.

Le Catacombe di San Gennaro con la cooperativa La Paranza, un patrimonio artistico situato nel Rione Sanità a Napoli che ha trovato nuova vita grazie a questa cooperativa, che ha saputo valorizzarlo e preservarlo, ad esempio, tramite l’impiego di archeologi che hanno lavorato alla salvaguardia di affreschi e mosaici. Non solo, sono stati in grado, tramite quest’ iniziativa, di creare nuova occupazione (21 posti di lavoro ad oggi), rilanciando un cammino di auto sviluppo per costruire una Napoli migliore e per livellare le differenze socio-culturali presenti tra i cittadini valorizzando il proprio territorio e quindi, ad esempio, adibendo dei conventi al pernottamento.

Mondeggi Bene Comune- Fattoria senza padroni, si tratta di un luogo dove cittadini, agricoltori, biologi lavorano insieme allo sviluppo di tematiche legate alla terra e ad un uso responsabile della stessa, tramite la riappropriazione di zone incolte a beneficio della comunità. C’è una forte volontà di divenire bene comune a tutti gli effetti tramite la stipula di un patto, ma ad oggi lo è solo in parte.